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23
apr
anlagevermögens italienischer

Aufwertung des Anlagevermögens italienischer Gesellschaften mit Steuerersparnis von 24,9%

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Aufwertung des Anlagevermögens italienischer Unternehmen gegen Bezahlung einer Ersatzsteuer von 3 %

Italienischen Unternehmen sowie italienischen Betriebsstätten ausländischer Unternehmen wird die Möglichkeit geboten, das Anlagevermögen zu dem am 31.12.2020 laufenden Geschäftsjahr aufzuwerten. Dadurch können die stillen Reserven aufgedeckt, das Eigenkapital erhöht und die Kapitalquote verbessert werden. Durch Bezahlung einer Ersatzsteuer von 3% erlangt die Aufwertung auch steuerliche Relevanz. Durch die ab dem Jahr 2021 durch die Aufwertung generierten höheren Abschreibungen, die steuerlich abzugsfähig sind, können relevante Steuereinsparungen realisiert werden. Der Steuervorteil für Kapitalgesellschaften beträgt 24,9% und ergibt sich aus der Differenz zwischen dem ordentlichen Steuersatz von 27,9% (Kst. 24% + Irap 3,9%) und der Ersatzsteuer von 3%.

Gesetzliche Bestimmungen

Die Bestimmungen der Aufwertung wurden mit Gesetzesdekret Nr. 104 vom 14. August 2020 und Gesetzesdekret Nr. 23 vom 8. April 2020 für Hotelbetriebe und Thermen eingeführt. Es handelt sich dabei um eine Neuauflage, mit wichtigen Änderungen zu Gunsten der Unternehmen, des Aufwertungsgesetzes Nr. 342/2000, das bereits im Jahre 2000 erstmals Anwendung fand. Während in der Vergangenheit die Ersatzsteuer nie weniger als 12% betrug, beträgt diese jetzt nur 3% und ist für Hotelbetriebe und Thermalbetriebe sogar kostenlos. Der Jahresabschluss einer Kapitalgesellschaft ist auf Grund einer Sonderregelung innerhalb von 180 Tagen ab Ende des Geschäftsjahres zu erstellen (normalerweise 120 Tage).

Objektiver Anwendungsbereich

Aufgewertet werden können:

  • Sachanlagen: Anlagen, Maschinen, Immobilien, Werkzeuge, geringwertige Wirtschaftsgüter;
  • Immaterielles Anlagevermögen: Patentrechte, Lizenzrechte, Markenzeichen, Know-How;
  • Beteiligungen des Finanzanlagevermögens an verbundenen Unternehmen.

Nicht aufgewertet werden können Waren und Werte des Umlaufvermögens.

Die durch die Aufwertung entstandene Rücklage ist steuerlich „behaftet“. Sie wird im Falle einer Ausschüttung besteuert, mit Anrechnung der Ersatzsteuer. Es besteht jedoch auch die Möglichkeit die Aufwertungsrücklage mit einer weiteren Ersatzsteuer von 10% freizukaufen, so dass es bei Ausschüttung zu keiner Nachbesteuerung kommt.

Wirkung der Aufwertung

Die im Zuge der Aufwertung angesetzten höheren Werte werden steuerlich zum Zwecke der Abschreibung bereits ab dem ersten Jahr, das dem der Aufwertung folgt, anerkannt. Für Zwecke der Veräußerung des aufgewerteten Anlagevermögens, tritt die Wirkung zeitlich verzögert erst ab dem vierten Jahr ein. Sowohl die Zahlung der Ersatzsteuer für die Aufwertung von 3% als auch jene für den Freikauf der Aufwertungsrücklage von 10%, hat in drei Jahresraten zu erfolgen.

Angleichung des niedrigeren steuerlichen Wertes an den höheren handelsrechtlichen Bilanzwert

Sofern in Bezug auf Wirtschaftsgüter des Anlagevermögens und Beteiligungen an verbundenen Unternehmen, die im Finanzanlagevermögen ausgewiesen sind, zum 31.12.2020 und bereits am Ende des davor liegenden Geschäftsjahres ein Unterschied zwischen dem handelsrechtlichen Wert und dem steuerlichen Wert besteht, kann der niedrigere steuerliche Wert gegen Bezahlung einer Ersatzsteuer von 3% an den höheren zivilrechtlichen Bilanzwert angeglichen werden. Dies gilt nicht nur für Sachanlagen, sondern auch für den Goodwill, Markenzeichen und andere immaterielle Werte. In der Regel haben solche Differenzen ihren Ursprung in steuerlich neutralen Umstrukturierungsmaßnahmen wie Fusionen, Betriebseinbringungen oder Spaltungen.

Robert Frei

13
apr
come gestire il patrimonio degli HNWI

Come gestire il patrimonio degli HNWI

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Webinar SUPSI – Lunedì 12 aprile 2021 Prime esperienze della tassazione dei neo-residenti

Il punto sulla tassazione dei soggetti neo-residenti in Italia

(Attenzione ai criteri di territorialità)

  • Il regime dell’art. 24-bis è stato introdotto in Italia con l’art. 1, comma 152 della L. 11/12/2016 n. 232 (decorrenza 1/1/2017);
  • a distanza di quattro anni dalla sua introduzione, le statistiche del MEF (aggiornate ai soli periodi d’imposta 2017 e 2018) evidenziano quanto segue:
 anno 2017anno 2018
Numero soggetti che hanno esercitato opzione94226
di cui contribuenti principali75170
di cui familiari1956
Imposta sostitutiva versata 8 mil €21 mil € 
Reddito di fonte italiana 5 mil €18 mil € 
di cui reddito di lavoro dipendente 87%95% 
  • IL SOLE 24 Ore del 27 agosto 2020, pag. 20 scrive che sono 421 i «Paperoni» che hanno trasferito la residenza in Italia per sfruttare la tassa fissa da 100.000 Euro. Il dato è riferito all’anno di imposta 2019.
  • durante tale periodo, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato documenti di prassi su alcuni temi selezionati che si espongono di seguito;

Come e dove deve essere gestito il patrimonio degli HNWI

  • Il regime disciplinato dall’art. 24-bis è volto ad attrarre in Italia i c.d. high net worth individuals (HNWI) residenti all’estero al fine di contribuire allo sviluppo del Paese e porre le condizioni per l’investimento dei loro capitali in Italia;
  • tale finalità, tuttavia, non è riflessa nei presupposti normativi ragione per la quale a tali soggetti non è di per sé richiesto (né è incentivato) l’investimento delle loro risorse in Italia;
  • l’art. 24-bis non prevede, difatti, alcun regime di favore per i redditi di fonte italiana e le attività situate nel territorio dello Stato ? ma anche l’affidamento in amministrazione/gestione ad un intermediario italiano potrebbe rendere le attività finanziarie dell’HNWI, pur oggettivamente estere, “italiane” con possibili delicate conseguenze ? necessario indagare criteri territorialità ai fini delle imposte sui redditi, dell’imposta sulle successioni e donazioni e dell’imposta di bollo;
  • sul tema è intervenuta la RM 12/E del 18/02/2021;
  • redditi di capitale >> l’art. 23.1.b) del TUIR prevede che sono territorialmente rilevanti in Italia tali redditi se «corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso» ? sulla base della «lettura a specchio» richiesta dall’art. 24-bis per individuare i redditi di fonte estera soggetti all’imposta sostitutiva di 100.000 €, rileva quindi la residenza estera del debitore (non del soggetto “pagatore” ma del soggetto che remunera l’impiego del capitale);
  • le attività finanziarie generatrici di redditi di capitale di fonte estera (nel senso detto) possono quindi anche essere:
    • detenute in un conto di deposito titoli aperto presso un intermediario ITA,
    • detenute in un conto estero ma amministrate/gestite da intermediario ITA;
    • oggetto di un contratto assicurazione vita a contenuto finanziario (con compagnia in regime LPS) anche se la riscossione dei proventi avvenga via intermediario italiano;
      senza che, per ciò, si “decada” dal regime dell’art. 24-bis per i redditi di capitale di fonte estera;
  • più delicato il caso dei redditi diversi di natura finanziaria (per es. capital gain su partecipazioni) >> l’art. 23.1.f) del TUIR prevede che sono territorialmente rilevanti in Italia tali redditi se derivanti « (…) da beni che si trovano nel territorio dello stesso nonché le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti»;
  • per i titoli non partecipativi, sulla base della «lettura a specchio» rileva, ai fini della fruizione del regime dell’art. 24-bis, non la residenza del soggetto emittente (come per i redditi di capitale) ma la “localizzazione estera” del «bene»;
  • per le partecipazioni: (i) se in società residenti è irrilevante il luogo di detenzione perché le plusvalenze sono comunque imponibili in Italia sulla base di una presunzione assoluta di territorialità e (ii) se in società non residenti rileva, invece, il criterio generale della «localizzazione» (perché anche esse “beni”);
  • quindi, ai fini della fruizione del regime dell’art. 24-bis, le attività generatrici di redditi diversi di fonte estera:
    • non devono essere detenute in un conto di deposito titoli aperto presso un intermediario ITA;
    • devono essere detenute in un conto estero benché possano essere amministrate/gestite da intermediario ITA (sulla base di un mandato discrezionale o non discrezionale);
    • possono essere oggetto di un contratto di consulenza finanziaria con intermediario ITA (che non movimenta direttamente le attività).
  • ai fini dell’imposta di successione e donazione, la stessa trova applicazione, per le successioni aperte e le donazione effettuate durante il periodo di validità (15 anni) dell’opzione per il regime dell’art. 24-bis, “limitatamente ai beni ed ai diritti esistenti nello Stato al momento della successione e donazione”;
  • poiché anche relativamente ai de-cuius o donanti non residenti, l’art. 2.2 del TUS prevede che l’imposta si applichi “limitatamente ai beni ed ai diritti ivi [in Italia] esistenti”, con la citata RM è stato chiarito che si applica il criterio speciale previsto dall’art. 2.3 del TUS che prevede, relativamente alle attività finanziarie, quale unico criterio di territorialità, ai fini dell’applicazione dell’imposta, la residenza italiana dell’emittente dei titoli;
  • non ha quindi rilevanza alcuna che tali attività siano o meno oggetto di un deposito titoli con un intermediario ITA od estero ? tali attività (per es. azioni o quote di società che hanno nel territorio dello Stato la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale, obbligazioni e gli altri titoli in serie o di massa emessi dallo Stato o dalle società di cui al punto precedente ma anche crediti se il debitore è residente in Italia, ecc.) potranno risultare rilevanti ai fini in questione anche se detenuti all’estero;
  • relativamente all’imposta di bollo, la citata RM ha affermato che la stessa si applica (nella misura dello 0,2%), oltre che nel caso del deposito titoli italiano con intermediario ITA, anche in quello del contratto di gestione/amministrazione con intermediario ITA con attività finanziarie depositate presso un conto estero (nonostante l’alternatività tra imposta di bollo e IVAFE ed il fatto che l’IVAFE, per disposizione specifica, non sia applicabile nei confronti dei neo residenti lasciassero propendere per una diversa soluzione) ? disparità di trattamento, dal punto di vista italiano, rispetto al gestore non ITA perché in questo ultimo caso l’HNWI beneficia dell’esenzione da IVAFE (sempre 0,2%);
  • anche dopo i chiarimenti della RM citata pare quindi poco probabile che i soggetti di cui all’art. 24-bis affidino in amministrazione/gestione le loro attività finanziare estere ad intermediari ITA perché:
    • un conto di deposito titoli in Italia dovrebbe soggiacere a limitazioni quanto alla natura delle attività finanziarie ivi depositate (per es. per non produrre tassazione dei redditi diversi);
    • una gestione dall’Italia di un portafoglio titoli oggetto di deposito all’estero (che non produce tassazione dei redditi diversi) è sicuramente più «macchinosa» (da verificare eventuale aspetto regolatorio all’estero).

Altri documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate

Risposta Interpello n. 178 dell’11/6/2020

Compagnia Assicurazione UE in LPS che commercializza in Italia polizze unit-linked e che ha optato per l’applicazione dell’imposta sostitutiva sui relativi redditi di capitale (art. 26-ter DPR 600/1973). 

Il quesito concerne in particolar modo la tassazione dei rendimenti di polizze unit-linked (già contratte all’estero) erogati nell’anno del trasferimento in Italia ma anteriormente al materiale esercizio da parte dell’HNWI dell’opzione per l’applicazione del regime dell’art. 24-bis (opzione da esercitare nella dichiarazione dei redditi riferita all’anno del trasferimento ma redatta l’anno successivo).

Poiché l’esercizio dell’opzione in dichiarazione è atto fondamentale ai fini del perfezionamento del regime, la Compagnia medio tempore non può non applicare la ritenuta sui redditi (e ciò anche se nel frattempo l’HNWI ha già provveduto al versamento dell’imposta sostitutiva di 100.000 €).

La ritenuta subita dall’HNWI potrà essere utilizzata in compensazione  (art. 17 Dlgs n. 241/1997) o recuperata mediante istanza di rimborso. Esercitata l’opzione, l’HNWI potrà rilasciare apposita dichiarazione alla Compagnia che quindi potrà non applicare la ritenuta.

Risposta Interpello n. 78 del 27/2/2020

Gruppo internazionale attivo nel private banking. Costituizione di advisory company in Italia che assumerà come dipendenti managers provenienti dal Gruppo che, sussistendone le condizioni, potranno applicare il regime dell’art. 24-bis TUIR. Il quesito concerne, in particolare, il trattamento di forme di incentivazione (sia monetaria che azionaria) già concesse e maturate (ma non ancora erogate – per la componente monetaria – o trasferite – per la componente azionaria -) anteriormente al trasferimento in Italia in capo ai manager in questione . 

Nell’ipotesi in cui il regime dell’art. 24-bis non risulti applicabile, il reddito si considera interamente tassabile in Italia (anche per la componente azionaria) indipendentemente dal fatto che una parte si riferisca ad un periodo di vesting maturato all’estero. Se il dipendente, durante il period di vesting, ha subito tassazione anche da parte dello Stato estero, gli spetterà il credito d’imposta ex art. 165 TUIR. 

Se, invece, il regime dell’art. 24-bis si applica, sia la componente monetaria che quella azionaria dovranno essere tassate per la sola quota parte riferibile all’attività lavorativa svolta in Italia. La parte riferibile all’attività svolta all’estero, che è «coperta» dall’imposta sostitutiva, è calcolata sulla base del rapporto tra i giorni di prestazione lavorativa all’estero ed il numero totale dei giorni necessari per acquisire il diritto di ricevere le azioni o il bonus cash.

Plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate: risposte non pubblicate

  • escluse dal regime opzionale se realizzate nei primi 5 periodi di imposta di validità dell’opzione. In caso di cessione entro i primi 5 periodi di imposta di validità dell’opzione >> assoggettamento a tassazione ordinaria (ora imposta sostitutiva del 26%). Oltre i 5 periodi di imposta (ma entro i 15) di validità dell’opzione i predetti redditi sono «coperti» dall’imposta sostitutiva;
  • disposizione avente portata «antielusiva» ma di tutela dello Stato di provenienza cioè, contrastare uno strumentale accesso al regime – perché seguito da un «ritrasferimento» all’estero – finalizzato all’ottenimento di una tassazione meno onerosa rispetto a quella che sarebbe stata scontata nello Stato di provenienza. Possibilità di disapplicare la norma mediante interpello per dimostrare assenza di effetti elusivi (per es. assenza di tassazione nello Stato di provenienza, partecipazione acquisita dopo trasferimento in Italia e ceduta prima del compimento del quinquennio, conferimento di partecipazione in società operativa estera a favore di propria holding, ecc.);
  • in alcune risposte ad interpello (non pubblicate), l’Agenzia delle Entrate pare però aver subordinato la disapplicazione alla condizione che l’HNWI mantenga la residenza in Italia per almeno i 5 periodi d’imposta successivi al realizzo (quindi anche oltre i primi 5 periodi di imposta di validità dell’opzione).

La Convenzione Italia-Svizzera: una difficile «coesistenza»

  • L’art. 4, par. 5, lett. b) della Convenzione Italia-Svizzera stabilisce che non è considerata residente di uno Stato contraente «una persona fisica che non è assoggettata alle imposte generalmente riscosse nello Stato contraente, di cui sarebbe residente secondo le disposizioni che precedono, per tutti i redditi generalmente imponibili secondo la legislazione fiscale di questo Stato e provenienti dall’altro Stato contraente»;
  • tale formulazione pare escludere l’applicabilità del Trattato Italia-Svizzera al neo-residente (per quanto riguarda la Svizzera come Stato della fonte) ? però, secondo l’Agenzia delle entrate i Trattati sono generalmente applicabili. L’inclusione della Svizzera nel regime può inoltre produrre ulteriori effetti fiscali rilevanti dal punto di vista fiscale svizzero (per l’HNWI proveniente dalla Svizzera); difatti, la perdita della residenza in Svizzera non potrebbe essere «invocata» sulla base del Trattato (che la Svizzera non considera applicabile) ma solo sulla base della (più restrittiva) norma interna svizzera (con la conseguenza che l’HNWI potrebbe mantenere la residenza in CH oltre ad aver acquisito quella ITA);
  • l’esclusione della Svizzera dal perimetro degli Stati per i quali è esercitata l’opzione (c.d. cherry picking) renderebbe al contrario applicabile il Trattato ai redditi di fonte svizzera del neo-residente; però, l’esclusione può comportare che i beni situati in Svizzera possano essere assoggetti all’imposta italiana sulle successioni e donazioni (questione dibattuta in dottrina)

A cura di Siegfried Mayr

7
apr
Abschaffung der Steuerprivilegien in der Schweiz.

Stellungnahme der italienischen Steuerbehörden nach Abschaffung der Steuerprivilegien in der Schweiz

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ITALIEN- SCHWEIZ

NACH ABSCHAFFUNG DER STEUERPRIVILEGIEN IN DER SCHWEIZ: GRÜNES LICHT VON ITALIEN FÜR DIE ANWENDUNG DER MUTTER-TOCHTER-REGELUNG AUCH AUF DIVIDENDEN AN EINE CH-HOLDING 

Mailand, den 10. März 2021 

Es ist schon fast 16 Jahre her, dass das CH-EU-Zinsbesteuerungsabkommen (ZBStA) vom 26.10.2004 im Verhältnis Schweiz/Italien in Kraft getreten ist (am 1.7.2005). Im Art. 15, Abs. 1 enthält dieses Abkommen für Dividenden eine der EU-Mutter-Tochter/Richtlinie gleichwertige Regelung (und im Art. 15, Abs. 2 für Lizenzgebühren und Zinsen eine der Zins/Lizenz-Richtlinie 2003/48/EG gleichwertige Regelung). Dieses Abkommen wurde dann durch das Änderungsprotokoll (veröffentlicht im Amtsblatt der Europäischen Union vom 19.12.2015) ersetzt und die Bestimmungen des Art. 15 ZBStA wurden im Art. 9 des Änderungsprotokolls übernommen. In bezug auf die Dividendenbesteuerung bei verbundenen Kapitalgesellschaften bestimmte Art. 15, Abs. 1 (heute Art. 9, Abs. 1 des Änderungsprotokolls), dass Dividendenzahlungen von Tochtergesellschaften an Muttergesellschaften im Quellenstaat nicht besteuert werden, wenn folgende Voraussetzungen gegeben sind: 

  • die Muttergesellschaft hält mindestens zwei Jahre lang  eine direkte Beteiligung von mindestens 25% am Gesellschaftskapital der Tochtergesellschaft, und
  • die eine Gesellschaft ist in der EU und die andere Gesellschaft in der Schweiz steuerlich ansässig;
  • nach den DBA mit Drittstaaten ist keine der beiden Gesellschaften in einem Drittland steuerlich  ansässig;
  • beide Gesellschaften unterliegen ohne Befreiung der Körperschaftssteuer und weisen beide die Form einer Kapitalgesellschaft auf. 

Nachdem das DBA Italien-Schweiz  – im Vergleich zu anderen italienischen DBA’s  – auch bei verbundenen Unternehmen eine hohe Besteuerung im Quellenstaat vorsah (und immer noch vorsieht: 15%), stellte   die zwischen Italien und der Schweiz eingeführte „Mutter-Tochter-Regelung“ eine große steuerliche Besserung  der gegenseitigen Direktinvestitionen in beiden Ländern dar.

In Wirklichkeit, aufgrund der Interpretation der italienischen Finanzverwaltung, kam die Mutter-Tochter/Regelung in den vergangenen Jahren in Italien als Staat der Tochtergesellschaft nur dann zur Anwendung, wenn die CH-Muttergesellschaft nicht in den Genuss von Steuerprivilegien auch nur auf einer der drei Ebenen (Bund, Kanton, Gemeinde) kam. Erst nach erfolgter Abschaffung, durch die Steuerreform in der Schweiz, der Steuerprivilegien auf der Ebene der CH-Gesellschaften ist daher ab 1.1.2020 diese Voraussetzung für die Anwendung der „Mutter-Tochter-Regelung“ in Italien als Quellenstaat  auch gegenüber einer Schweizer Holding gegeben, wie aus einer in diesen Tagen veröffentlichten Stellungnahme der italienischen Finanzverwaltung hervorgeht (Stellungnahme Nr. 135 vom 2. März 2021). 

Zur Vorgeschichte: die im Art. 15  (Art. 9 Änderungsprotokoll) genannte Bedingung, dass „beide Gesellschaften ohne Befreiung der Körperschaftssteuer unterliegen“, wurde von der italienischen Finanzverwaltung bereits in einem Erlass im Jahre 2007 (vom 10.5.2007 Nr. 93/E) dahingehend interpretiert, die Quellensteuerbefreiung zu verneinen, wenn die Schweizer Muttergesellschaft nicht den ordentlichen Steuern auf allen drei Ebenen (Bund, Kanton und Gemeinde) unterliegt. Die italienische Finanzverwaltung stützte sich dabei auf eine Entscheidung der Europäischen Kommission vom 13.2.2007. Diese Interpretation betraf daher Dividenden, die an Schweizer Gesellschaften mit Holdingprivileg bzw. an andere Gesellschaften mit sog. kantonalem Steuerstatus (Domizil- und gemischte Gesellschaften) ausgeschüttet wurden (während auf Ausschüttungen an „normale“ Schweizer Muttergesellschaften die Mutter-Tochter-Regelung in Italien als Quellenstaat Anwendung finden konnte). Diese einschränkende Interpretation aus italienischer Sicht hat dazu geführt, dass so manche italienische Tochtergesellschaft die laufenden Gewinne seit 2006 nicht an die CH-Muttergesellschaft (z.B. Holding mit Steuerprivileg) ausgeschüttet, sondern den Gewinnrücklagen (Reserven) zugeführt hat (auch weil bei Anwendung des DBA Italien-Schweiz eine hohe Quellensteuer – von 15% –  angefallen wäre). 

Erst nach weiteren 12 Jahren ergab sich aus italienischer Sicht eine gewisse „Öffnung“. In der Stellungnahme Nr. 57 vom 15.2.2019 wurden einerseits die Aussagen im Erlass von 2007 zwar bestätigt, andererseits aber die Freistellung von der Quellensteuer gewährt, wenn die Schweizer Holding  auf die Steuerprivilegien verzichtet hat. Laut Stellungnahme kam es daher auf den steuerlichen Status der Holding (ordentliche Besteuerung auf allen drei Ebenen) im Jahr der Ausschüttung an (bzw. im Jahr der Besteuerung der Dividenden bei der CH-Gesellschaft). Dass die Dividenden selbst, aufgrund eines Schachtelprivilegs oder einer ähnlichen Regelung, von der Steuer befreit waren, spielte dabei keine Rolle. 

Die Stellungnahme des Fin. Min. vom 2. März 2021, Nr. 135

Die Stellungnahme vom 2. März 2021, Nr. 135 ist als Antwort auf eine Anfrage (Interpello) der italienischen Tochtergesellschaft formuliert, die in der Anfrage präzisiert, dass sie die in den letzten Jahren  thesaurierten Gewinne an die CH-Muttergesellschaft (Holding) ohne Quellenbesteuerung in Italien (im Sinne des Art. 9 Änderungsprotokolls) ausschütten möchte und dass seit 1.1.2020 die Steuerprivilegien auf der Ebene der CH-Holding durch das Gesetz vom 28.9.2018 abgeschafft wurden (weshalb die CH-Holding  ab 1.1.2020 nicht mehr in den Genuss eines Steuerprivilegs kommt und daher der Bundessteuer, der Kantonal- und Gemeindesteuer unterliegt). In der Antwort präzisiert das Finanzministerium, dass durch die Abschaffung der Steuerprivilegien in der Schweiz (mit Gesetz vom 28.9.2018 über die Steuerreform) ab 1.1.2020 die genannten Voraussetzungen für die Steuerbefreiung der Dividenden in Italien erfüllt sind. Wie bereits vorher erwähnt, spielt die Steuerbefreiung der Dividende selbst bei der Muttergesellschaft (z.B. im Sinne des „Beteiligungsabzugs“) keine Rolle. Gleichzeitig weist die Stellungnahme aber auch auf die im nationalen Recht verankerten Anti-Missbrauchsbestimmungen im Sinne des Art. 10-bis des Gesetzes Nr. 212/2000 hin, die auch im Rahmen des Abkommens/Änderungsprotokolls im Sinne des Art. 9. Abs. 1 zur Anwendung kommen. 

Soweit die Stellungnahme des Finanzministeriums. In bezug auf die technische Abwicklung der Steuerbefreiung in Italien – Entlastung bereits an der Quelle oder Erstattung der einbehaltenen  Quellensteuer – , ist zu erwähnen, dass die Entlastung bei internationalen Abkommen  bereits an der Quelle erfolgen kann, wenn  der italienischen  auszahlenden Gesellschaft von der Muttergesellschaft  die  dazu erforderliche  Dokumentation ausgehändigt wird. 


Siegfried Mayr

Vito Alexander Paciello


Fondato nel 2003 da Siegfried Mayr, Giovanni Fort e Robert Frei. Offre consulenza ed assistenza in materia tributaria.

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